Come viene eletto il presidente degli Stati Uniti d’America

Modificato il 19/03/2025

(video a fondo pagina)

Il prossimo 5 di Novembre ci saranno le elezioni presidenziali americane: Kamala Harris corre contro Donald Trump per un posto alla Casa Bianca e, come sempre accade quando inizia la campagna elettorale americana, il mondo dei media inizia a usare un vocabolario che spesso è oscuro a molti: perché si parla di “grandi elettori”? Che cosa sono gli “swing states”? Ma soprattutto come funziona il sistema di elezione del presidente americano?

In questo articolo la risposta a tutte queste domande.

Ogni quattro anni, i cittadini americani che hanno diritto al voto si recano ai seggi per esprimere la loro preferenza su chi vorrebbero come loro prossimo Presidente.

A differenza di quanto si potrebbe credere però, i cittadini non votano direttamente per il Presidente ma si recano alle urne per scegliere dei rappresentanti, chiamati grandi elettori, che a loro volta voteranno per scegliere il POTUS.

I grandi elettori

Ogni stato ha un suo specifico numero di grandi elettori e questo numero dipende essenzialmente da quante persone abitano in quello stato. Per esempio, il Texas, che ha molti abitanti, ha 40 grandi elettori, mentre stati meno popolosi, come il Wyoming, ne hanno solo 3.

Come vengono scelti i grandi elettori?

In quasi tutti gli stati per eleggere i grandi elettori si usa il sistema elettorale maggioritario puro, che potremmo definire sinteticamente “chi vince prende tutto”, perché chi prende più voti in uno stato, anche un solo voto in più dell’avversario, potrà scegliere tutti i grandi elettori di quello stato. Quindi, se in Texas un candidato ottiene più voti degli altri, si aggiudica tutti i suoi 40 grandi elettori.

Secondo questo meccanismo, un candidato potrebbe ottenere tutti i grandi elettori di uno stato pur avendo preso solamente il 40% dei voti, l’importante è che nessuno degli altri candidati, presi singolarmente, abbia preso più voti di lui.

Questo accade in tutti gli stati tranne due (Maine e Nebraska), che usano un sistema un po’ diverso ma sono eccezioni.

Quanti grandi elettori servono per vincere?

In totale, in tutta la federazione degli Stati Uniti ci sono 538 grandi elettori e, per diventare Presidente, un candidato deve ricevere il voto di almeno 270 grandi elettori, cioè la maggioranza assoluta o meglio il 50%+1 dei voti disponibili.

Cosa succede dopo?

Quando uno dei candidati ottiene almeno 270 voti dai grandi elettori, viene ufficialmente eletto Presidente degli Stati Uniti e questo risultato viene poi certificato ufficialmente da un incontro del Congresso (che è l’equivalente americano del nostro parlamento), e il nuovo Presidente prende l’incarico il 20 gennaio dell’anno successivo.

Contraddizioni del sistema dei Grandi Elettori

Il sistema dei grandi elettori però può portare a situazioni paradossali, ad esempio può venire eletto Presidente un candidato o una candidata che abbia ottenuto complessivamente molti meno voti del suo avversario.

Facciamo un esempio: il candidato X prende il 40% dei voti nello stato del Texas e vince di un soffio contro il suo avversario, il candidato Y, che invece ha preso il 39% dei voti. Nonostante lo scarto irrisorio, il candidato X si porta a casa tutti e 40 i grandi elettori.

Il candidato Y invece, vince con uno scarto enorme in tutti gli stati in cui è arrivato primo, ma questi, complessivamente, non gli permettono di raggiungere i 270 grandi elettori necessari per vincere.

Ci troviamo perciò di fronte a una situazione in cui il candidato Y ha preso molti più voti complessivi del candidato X che però avendo vinto, anche di pochissimo negli stati che danno più grandi elettori, viene eletto presidente, come è successo ad esempio nel 2016 a Donald Trump, che è stato eletto ottenendo quasi 3 milioni di voti in meno della sua avversaria, Hillary Clinton.

Gli Swing States

Questo sistema elettorale poi produce un’altra singolare conseguenza: il fenomeno degli SWING STATES.

Durante la campagna elettorale, gli stati vengono divisi informalmente in “Safe States” e “Swing States”.

I Safe States o “Stati Sicuri” sono quegli Stati in cui storicamente ha sempre vinto un partito piuttosto che l’altro, chiamati “Red States” se a maggioranza repubblicana o “Blue States” se a maggioranza democratica.

In questi Stati “sicuri” i candidati alla Casa Bianca si impegnano molto poco, sapendo che lì una quota importante dell’elettorato voterà quasi certamente per loro.

Dall’altra parte ci sono gli “Swing States”, letteralmente “Stati Oscillanti”, in cui, negli ultimi decenni, hanno vinto alternativamente entrambi gli schieramenti e dove lo scarto tra due candidati è stato sempre molto ridotto, solitamente inferiore al 3%.

È in questi stati che i candidati si impegneranno di più, con visite e annunci pubblicitari a profusione, perché vincere in questi Stati sarà determinante nel far pendere l’ago della bilancia a favore di uno o dell’altro candidato.

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In questo articolo la risposta a tutte queste domande.

Ogni quattro anni, i cittadini americani che hanno diritto al voto si recano ai seggi per esprimere la loro preferenza su chi vorrebbero come loro prossimo Presidente.

A differenza di quanto si potrebbe credere però, i cittadini non votano direttamente per il Presidente ma si recano alle urne per scegliere dei rappresentanti, chiamati grandi elettori, che a loro volta voteranno per scegliere il POTUS.

I grandi elettori

Ogni stato ha un suo specifico numero di grandi elettori e questo numero dipende essenzialmente da quante persone abitano in quello stato. Per esempio, il Texas, che ha molti abitanti, ha 40 grandi elettori, mentre stati meno popolosi, come il Wyoming, ne hanno solo 3.

Come vengono scelti i grandi elettori?

In quasi tutti gli stati per eleggere i grandi elettori si usa il sistema elettorale maggioritario puro, che potremmo definire sinteticamente “chi vince prende tutto”, perché chi prende più voti in uno stato, anche un solo voto in più dell’avversario, potrà scegliere tutti i grandi elettori di quello stato. Quindi, se in Texas un candidato ottiene più voti degli altri, si aggiudica tutti i suoi 40 grandi elettori.

Secondo questo meccanismo, un candidato potrebbe ottenere tutti i grandi elettori di uno stato pur avendo preso solamente il 40% dei voti, l’importante è che nessuno degli altri candidati, presi singolarmente, abbia preso più voti di lui.

Questo accade in tutti gli stati tranne due (Maine e Nebraska), che usano un sistema un po’ diverso ma sono eccezioni.

Quanti grandi elettori servono per vincere?

In totale, in tutta la federazione degli Stati Uniti ci sono 538 grandi elettori e, per diventare Presidente, un candidato deve ricevere il voto di almeno 270 grandi elettori, cioè la maggioranza assoluta o meglio il 50%+1 dei voti disponibili.

Cosa succede dopo?

Quando uno dei candidati ottiene almeno 270 voti dai grandi elettori, viene ufficialmente eletto Presidente degli Stati Uniti e questo risultato viene poi certificato ufficialmente da un incontro del Congresso (che è l’equivalente americano del nostro parlamento), e il nuovo Presidente prende l’incarico il 20 gennaio dell’anno successivo.

Contraddizioni del sistema dei Grandi Elettori

Il sistema dei grandi elettori però può portare a situazioni paradossali, ad esempio può venire eletto Presidente un candidato o una candidata che abbia ottenuto complessivamente molti meno voti del suo avversario.

Facciamo un esempio: il candidato X prende il 40% dei voti nello stato del Texas e vince di un soffio contro il suo avversario, il candidato Y, che invece ha preso il 39% dei voti. Nonostante lo scarto irrisorio, il candidato X si porta a casa tutti e 40 i grandi elettori.

Il candidato Y invece, vince con uno scarto enorme in tutti gli stati in cui è arrivato primo, ma questi, complessivamente, non gli permettono di raggiungere i 270 grandi elettori necessari per vincere.

Ci troviamo perciò di fronte a una situazione in cui il candidato Y ha preso molti più voti complessivi del candidato X che però avendo vinto, anche di pochissimo negli stati che danno più grandi elettori, viene eletto presidente, come è successo ad esempio nel 2016 a Donald Trump, che è stato eletto ottenendo quasi 3 milioni di voti in meno della sua avversaria, Hillary Clinton.

Gli Swing States

Questo sistema elettorale poi produce un’altra singolare conseguenza: il fenomeno degli SWING STATES.

Durante la campagna elettorale, gli stati vengono divisi informalmente in “Safe States” e “Swing States”.

I Safe States o “Stati Sicuri” sono quegli Stati in cui storicamente ha sempre vinto un partito piuttosto che l’altro, chiamati “Red States” se a maggioranza repubblicana o “Blue States” se a maggioranza democratica.

In questi Stati “sicuri” i candidati alla Casa Bianca si impegnano molto poco, sapendo che lì una quota importante dell’elettorato voterà quasi certamente per loro.

Dall’altra parte ci sono gli “Swing States”, letteralmente “Stati Oscillanti”, in cui, negli ultimi decenni, hanno vinto alternativamente entrambi gli schieramenti e dove lo scarto tra due candidati è stato sempre molto ridotto, solitamente inferiore al 3%.

È in questi stati che i candidati si impegneranno di più, con visite e annunci pubblicitari a profusione, perché vincere in questi Stati sarà determinante nel far pendere l’ago della bilancia a favore di uno o dell’altro candidato.

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