Referendum lavoro 2025 #TELOSPIEGO

Modificato il 30/05/2025

(video a fondo pagina)

L’8 e il 9 giugno in Italia ci sarà un referendum con cinque quesiti.

Quattro di questi riguardano il mondo del lavoro e mirano ad aumentare la sicurezza per i lavoratori, ma soprattutto mirano a cancellare alcune parti del cosiddetto Jobs Act, la riforma introdotta nel 2015 dal governo Renzi.

Il quinto quesito invece, riguarda le norme per ottenere la cittadinanza italiana, ma ne parleremo in un altro articolo

E allora… Referendum sul lavoro #TELOSPIEGO!

Quesito 1: abrogazione contratto a tutele crescenti

Il primo quesito del referendum riguarda il cosiddetto “contratto a tutele crescenti”, un tipo di contratto di lavoro introdotto appunto dalla riforma di Renzi che funziona più o meno così:

Più tempo lavori per qualcuno e più sarai tutelato se ti licenzierà; dall’altra parte meno tempo lavori per qualcuno più sarà facile per quel qualcuno licenziarti senza costi troppo elevati.

Inoltre, con il contratto a tutele crescenti, anche se un giudice sentenzia che se sei stato licenziato ingiustamente, il datore di lavoro non è obbligato a reintegrarti, se non in rari casi, al massimo dovrà darti una compensazione in denaro proporzionale all’anzianità di servizio.

Ecco il primo quesito si propone di abrogare (ossia di eliminare) questa parte del Jobs Act, se vincerà il SÍ quindi, torneremo a un sistema in cui le tutele saranno uguali per tutti i lavoratori, a prescindere dall’anzianità di servizio, e i lavoratori vittime di licenziamenti ingiusti, se lo vorranno, dovranno essere reintegrati.

Per i sostenitori del SÌ, tornare a un’unica tutela per tutti i lavoratori vuol dire salvaguardare la dignità di chi lavora: non importa da quanto tempo sei in azienda, se vieni licenziato ingiustamente devi poter contare subito sul reintegro e non su una semplice somma in denaro.

Per i sostenitori del NO invece il meccanismo introdotto dal Jobs Act ha favorito l’occupazione, soprattutto dei giovani, e le aziende ora si sentono più tranquille ad assumere se sanno di poter calcolare in anticipo eventuali costi di licenziamento.

Quesito 2: tutele contro licenziamenti illegittimi nelle piccole imprese

Il secondo quesito riguarda la compensazione economica che i lavoratori delle piccole imprese (quelle con meno di 16 dipendenti) , possono ricevere se licenziati INGIUSTAMENTE.

Attualmente la legge stabilisce un limite massimo a questo tipo di risarcimento (pari a 6 mensilità), se dovesse vincere il sì al referendum, questa norma verrebbe eliminata, lasciando quindi al giudice la possibilità di valutare caso per caso il risarcimento più adeguato.

I sostenitori del SÍ vogliono togliere il tetto massimo al risarcimento nelle piccole imprese perché credono che un lavoratore licenziato ingiustamente dovrebbe ricevere un risarcimento commisurato al danno subito, a prescindere dalle dimensioni dell’azienda. Inoltre oggigiorno, specialmente nel mondo della tecnologia, esistono sempre più aziende di piccole dimensioni con pochi dipendenti ma con fatturati molto alti, che possono permettersi risarcimenti più elevati.

I sostenitori del no invece avvertono che eliminare il limite può creare incertezza e costi imprevedibili, penalizzando proprio quelle piccole realtà che fanno fatica a stare sul mercato.

Quesito 3: limiti per utilizzo dei contratti a termine

Il terzo quesito, invece, riguarda i contratti a termine: il jobs act favorì l’uso dei contratti a tempo determinato, che miravano a rendere meno vincolante da parte di un’impresa l’assunzione di un lavoratore e per favorire quindi l’occupazione.

Se dovesse vincere il sì a questo quesito, verrà limitato l’utilizzo dei contratti a termine, rendendo più difficile per le aziende usare e rinnovare questo tipo di contratti, e favorendo, si spera, le assunzioni a tempo indeterminato.

I sostenitori del SÌ vogliono reintrodurre l’obbligo di una motivazione nei contratti a termine, anche durante i primi 12 mesi di contatto, per far sì che il datore di lavoro debba sempre motivare la scelta di non fare un contratto a tempo indeterminato, incentivando in questo modo il lavoro stabile.

I promotori del NO sostengono invece che limitare l’uso dei contratti a termine disincentiverebbe le aziende ad assumere personale, a causa della paura di un impegno troppo vincolante, ingessando così il mercato del lavoro.

Quesito 4: la sicurezza nelle catene degli appalti

Il quarto quesito riguarda alcune norme relative alla sicurezza dei lavoratori: attualmente l’azienda principale in un appalto, per esempio per la costruzione di un edificio, che decide di subappaltare ad un’azienda più piccola una parte del lavoro, per esempio la realizzazione degli impianti elettrici dell’edificio, non è responsabile della sicurezza dei lavoratori dell’azienda più piccola.

Il referendum vuole eliminare le norme che permettono questa dinamica e, se vincerà il SÍ, dovranno rispondere non solo della sicurezza dei propri dipendenti diretti ma anche della sicurezza dei lavoratori coinvolti nei contratti di subappalto, garantendo in questo modo diritti e sicurezza anche a loro.

I sostenitori del sì ritengono che estendere a tutti la responsabilità della sicurezza sul lavoro sia l’unico modo per far sì che l’azienda principale scelga a chi subappaltare pensando prima alla sicurezza e alla prevenzione degli infortuni dei lavoratori e non basandosi solo sul criterio del risparmio economico.

Chi sostiene il NO teme invece che far gravare sul committente costi e adempimenti aggiuntivi possa rallentare gli investimenti e appesantire la burocrazia, a tutto svantaggio dell’efficienza dei cantieri.

Bene, questa era la spiegazione dei 4 quesiti del referendum, sul lavoro.

Infine ricordiamo a tutti che si vota domenica 8 giugno dalle 7 alle 23 e lunedì 9 giugno dalle 7 alle 15, buon voto a tutti!

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Quattro di questi riguardano il mondo del lavoro e mirano ad aumentare la sicurezza per i lavoratori, ma soprattutto mirano a cancellare alcune parti del cosiddetto Jobs Act, la riforma introdotta nel 2015 dal governo Renzi.

Il quinto quesito invece, riguarda le norme per ottenere la cittadinanza italiana, ma ne parleremo in un altro articolo

E allora… Referendum sul lavoro #TELOSPIEGO!

Quesito 1: abrogazione contratto a tutele crescenti

Il primo quesito del referendum riguarda il cosiddetto “contratto a tutele crescenti”, un tipo di contratto di lavoro introdotto appunto dalla riforma di Renzi che funziona più o meno così:

Più tempo lavori per qualcuno e più sarai tutelato se ti licenzierà; dall’altra parte meno tempo lavori per qualcuno più sarà facile per quel qualcuno licenziarti senza costi troppo elevati.

Inoltre, con il contratto a tutele crescenti, anche se un giudice sentenzia che se sei stato licenziato ingiustamente, il datore di lavoro non è obbligato a reintegrarti, se non in rari casi, al massimo dovrà darti una compensazione in denaro proporzionale all’anzianità di servizio.

Ecco il primo quesito si propone di abrogare (ossia di eliminare) questa parte del Jobs Act, se vincerà il SÍ quindi, torneremo a un sistema in cui le tutele saranno uguali per tutti i lavoratori, a prescindere dall’anzianità di servizio, e i lavoratori vittime di licenziamenti ingiusti, se lo vorranno, dovranno essere reintegrati.

Per i sostenitori del SÌ, tornare a un’unica tutela per tutti i lavoratori vuol dire salvaguardare la dignità di chi lavora: non importa da quanto tempo sei in azienda, se vieni licenziato ingiustamente devi poter contare subito sul reintegro e non su una semplice somma in denaro.

Per i sostenitori del NO invece il meccanismo introdotto dal Jobs Act ha favorito l’occupazione, soprattutto dei giovani, e le aziende ora si sentono più tranquille ad assumere se sanno di poter calcolare in anticipo eventuali costi di licenziamento.

Quesito 2: tutele contro licenziamenti illegittimi nelle piccole imprese

Il secondo quesito riguarda la compensazione economica che i lavoratori delle piccole imprese (quelle con meno di 16 dipendenti) , possono ricevere se licenziati INGIUSTAMENTE.

Attualmente la legge stabilisce un limite massimo a questo tipo di risarcimento (pari a 6 mensilità), se dovesse vincere il sì al referendum, questa norma verrebbe eliminata, lasciando quindi al giudice la possibilità di valutare caso per caso il risarcimento più adeguato.

I sostenitori del SÍ vogliono togliere il tetto massimo al risarcimento nelle piccole imprese perché credono che un lavoratore licenziato ingiustamente dovrebbe ricevere un risarcimento commisurato al danno subito, a prescindere dalle dimensioni dell’azienda. Inoltre oggigiorno, specialmente nel mondo della tecnologia, esistono sempre più aziende di piccole dimensioni con pochi dipendenti ma con fatturati molto alti, che possono permettersi risarcimenti più elevati.

I sostenitori del no invece avvertono che eliminare il limite può creare incertezza e costi imprevedibili, penalizzando proprio quelle piccole realtà che fanno fatica a stare sul mercato.

Quesito 3: limiti per utilizzo dei contratti a termine

Il terzo quesito, invece, riguarda i contratti a termine: il jobs act favorì l’uso dei contratti a tempo determinato, che miravano a rendere meno vincolante da parte di un’impresa l’assunzione di un lavoratore e per favorire quindi l’occupazione.

Se dovesse vincere il sì a questo quesito, verrà limitato l’utilizzo dei contratti a termine, rendendo più difficile per le aziende usare e rinnovare questo tipo di contratti, e favorendo, si spera, le assunzioni a tempo indeterminato.

I sostenitori del SÌ vogliono reintrodurre l’obbligo di una motivazione nei contratti a termine, anche durante i primi 12 mesi di contatto, per far sì che il datore di lavoro debba sempre motivare la scelta di non fare un contratto a tempo indeterminato, incentivando in questo modo il lavoro stabile.

I promotori del NO sostengono invece che limitare l’uso dei contratti a termine disincentiverebbe le aziende ad assumere personale, a causa della paura di un impegno troppo vincolante, ingessando così il mercato del lavoro.

Quesito 4: la sicurezza nelle catene degli appalti

Il quarto quesito riguarda alcune norme relative alla sicurezza dei lavoratori: attualmente l’azienda principale in un appalto, per esempio per la costruzione di un edificio, che decide di subappaltare ad un’azienda più piccola una parte del lavoro, per esempio la realizzazione degli impianti elettrici dell’edificio, non è responsabile della sicurezza dei lavoratori dell’azienda più piccola.

Il referendum vuole eliminare le norme che permettono questa dinamica e, se vincerà il SÍ, dovranno rispondere non solo della sicurezza dei propri dipendenti diretti ma anche della sicurezza dei lavoratori coinvolti nei contratti di subappalto, garantendo in questo modo diritti e sicurezza anche a loro.

I sostenitori del sì ritengono che estendere a tutti la responsabilità della sicurezza sul lavoro sia l’unico modo per far sì che l’azienda principale scelga a chi subappaltare pensando prima alla sicurezza e alla prevenzione degli infortuni dei lavoratori e non basandosi solo sul criterio del risparmio economico.

Chi sostiene il NO teme invece che far gravare sul committente costi e adempimenti aggiuntivi possa rallentare gli investimenti e appesantire la burocrazia, a tutto svantaggio dell’efficienza dei cantieri.

Bene, questa era la spiegazione dei 4 quesiti del referendum, sul lavoro.

Infine ricordiamo a tutti che si vota domenica 8 giugno dalle 7 alle 23 e lunedì 9 giugno dalle 7 alle 15, buon voto a tutti!

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